Donald Trump annuncia una «settimana di tregua» in Ucraina, per il freddo. Volodymyr Zelensky ci spera, naturalmente, ma non nasconde lo scetticismo, condiviso, per altro, dalle principali capitali europee. Nell’ultimo anno, il presidente americano ha cambiato troppe volte atteggiamento nei confronti di Vladimir Putin. E, nello stesso tempo, il leader russo si è mostrato a parole disponibile al confronto, salvo poi continuare i brutali bombardamenti sulle città ucraine.
Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, ha telefonato sette volte a «Vladimir». La prima chiamata risale al 18 marzo del 2025. Il dialogo a distanza si è intensificato tra la primavera e l’estate, con altre quattro conversazioni, fino ad arrivare al faccia a faccia di Anchorage, in Alaska, il 15 agosto.
Nei primi sei-sette mesi dell’anno, il boss della Casa Bianca ha alternato aperture a improvvisi scatti di ira. Come è noto, nel corso della campagna elettorale, Trump aveva assicurato che avrebbe posto fine alla guerra in Ucraina, «nel giro di 24 ore».
All’inizio del suo mandato, ha subito rivolto un messaggio distensivo a Mosca e, contestualmente, ha aumentato al massimo la pressione su Zelensky. Il 28 febbraio, Trump e il vice presidente J.D. Vance mortificarono l’ospite ucraino, in una drammatica




