
Per molto tempo il diesel è stato sinonimo di motore robusto, ma poco potente e rumoroso. Adatto solo ad auto prevalentemente utilizzato per lavoro, senza ambizioni velocistiche, ma con certezza di lunga durata, in termini temporali e di percorrenza. Auto come la Peugeot 504, la Mercedes 240D e le Opel Rekord, che erano pensate per resistere centinaia di migliaia di chilometri (e il traguardo del milione non era un’utopia), con scarse necessità di manutenzione e costi contenuti: con potenze comprese tra i 60 e gli 80 Cv, i loro motori prevedevano la presenza di candelette di preriscaldamento che imponevano l’attesa di qualche istante prima della effettiva messa in moto. Poi, però, pian piano le cose sono cambiate, grazie anche all’arrivo del turbocompressore, introdotto prima nelle competizioni (soprattutto da Porsche e Renault), poi anche sulle auto stradali, a benzina e gasolio. Grazie a questa soluzione, il diesel ha potuto iniziare a offrire prestazioni più elevate, con potenze nell’ordine dei 100 e più Cv, contribuendo al successo di modelli come la Mercedes 300 SD, la Bmw Serie 5, la Volvo 740 TD e la Citroën CX Break, utilizzata nella versione station wagon anche per la distribuzione rapida dei quotidiani alle prime luci




