
di Greta Privitera
Il Wall Street Journal: «Possibile uno strike limitato per forzare Teheran a negoziare»
A Washington, davanti al pannello blu dove spicca il nome del «Board of Peace» — quel Consiglio di Pace per Gaza appena inaugurato –— Donald Trump minaccia un’altra guerra. Lui, che di solito improvvisa a braccio, stavolta legge da un foglio: «Scopriremo cosa succede con l’Iran tra una decina di giorni. Potremmo dover fare un passo avanti, o forse no. Magari troveremo un accordo. Ma se non accettano, succederanno cose brutte».
«Dieci, quindici giorni», ripete all’Air Force One. È l’ultimatum che il presidente americano dà agli ayatollah, con cui dal 5 febbraio s’è rimesso seduto al tavolo per inseguire un’intesa sul nucleare. Se Ali Khamenei non vuole altre bombe su Teheran deve cedere alle pretese impazienti di Trump che paiono lontane dalle concessioni che la Guida suprema sembra essere disposto a fare. Al cuore della disputa c’è il programma atomico iraniano. E ieri Teheran ha ribadito il suo diritto all’arricchimento dell’uranio per scopi civili.
Entrambe le parti giurano di voler andare avanti col dialogo, ma su cosa discutere non c’è ancora un accordo. L’Iran, che nega ambizioni atomiche, pretende




