di Federico Fubini
Il suo avvento significa che l’America di Trump diventa una colossale scommessa sugli effetti dell’intelligenza artificiale. La nuova onda tech porterà un colossale aumento di efficienza e «tutto costerà di meno»
Era novembre del 2010. L’economia americana vacillava ancora dopo la crisi finanziaria, il fallimento di Lehman Brothers, il salvataggio in extremis di molti istituti e una ripresa incerta dalla peggiore recessione dagli anni ’30. Kevin Warsh, quarantenne, sedeva già da cinque anni nel Board della Federal Reserve. Era stato il governatore più giovane mai nominato, avendo conquistato la fiducia della Casa Bianca di George W. Bush (di cui è stato consigliere) e del presidente Ben Bernanke.
Il profilo
Era arrivato così presto al vertice della Fed che a volte, per sviare l’attenzione, si presentava come un assistente di Bernanke. Non come uno dei decisori. E per anni aveva seguito il suo mentore ma adesso, dopo la fase più drammatica della crisi, Warsh aveva dei dubbi. L’uomo che venerdì Donald Trump ha designato presidente della Fed era riluttante a votare la proposta allora sul tavolo: un nuovo ciclo di quantitative easing da 600 miliardi di dollari, creazione di moneta per comprare titoli del Tesoro




