
di Giuseppe Sarcina
Dai Patriot ai fondi: come sostituire l’aiuto americano
La prima domanda che rimbalza nelle capitali europee è se la rottura rumorosa tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sia davvero irreversibile. Il rapporto tra i due è tossico: abbiamo collezionato decine di prove. Anche la dinamica politica, e forse psicologica, è ormai chiara. Trump pretende delle cose che Zelensky non può concedere. L’ucraino, invece, può solo chiedere, non pretendere, cose che il leader americano può, ma non vuole concedere.
Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni consiglia un minimo di prudenza. Il primo contatto tra i due risale al 25 luglio 2019. Zelensky era stato da poco eletto alla presidenza del suo Paese.
Trump stava governando da tre anni gli Stati Uniti, ma già tramava per far deragliare il suo possibile rivale nelle presidenziali del 2020, Joe Biden. Telefonò all’inesperto Zelensky intimandogli di aprire un’indagine giudiziaria su Hunter Biden, il figlio di Joe, che all’epoca sedeva nel consiglio di amministrazione della Burisma, importante società del gas in Ucraina. Trump fu brutale: se non lo fai, ti blocco gli aiuti militari che stai aspettando (250 milioni di dollari).
Il presidente americano invitò Zelensky alla Casa Bianca il




