
Il presidente americano sta incassando i primi frutti del suo disegno economico fatto di dazi e di veti incrociati. Con inflazione stabile e calo costante del deficit commerciale, l’industria adesso è tornata a essere centrale.
Agli analisti europei sfugge la ragione di quanto sta facendo Donald Trump perché alla neutralità dell’osservazione hanno sostituito il tifo in difesa dell’Ue che non vuole specchiarsi nella propria crisi. Dopo Davos – dove forse per l’ultima volta si è svolto il World economic forum visto che il capo di BlackRock Larry Fink, mister 14 mila miliardi di dollari, vuole spostarlo a Detroit – hanno eletto a loro mentore Mark Carney, il leader canadese che ha detto un’ovvietà: l’ordine mondiale è cambiato e se non sei al tavolo sei nel menù. Gli si potrebbe rispondere con Trump: non hai le carte. Il Canada cresce a ritmi europei, dunque poco, ha un’alta disoccupazione, la bilancia commerciale in passivo di mezzo miliardo di dollari e dipende strutturalmente dall’economia americana. Prova a flirtare con la Cina, ma ha il guinzaglio corto rispetto a Washington.
UE, Mercosur e dipendenza dagli Usa
È lo stesso atteggiamento di Ursula von der Leyen che “offende” il Parlamento europeo pur di firmare




