
di Velia Alvich
La società non cede alle richieste del Pentagono e insiste sui «paletti» all’uso dell’AI in guerra
La risposta è arrivata. Chiara, diretta, inamovibile. «Riteniamo che, in una serie limitata di casi, l’Ai possa minare, anziché difendere, i valori democratici». Queste le parole di Dario Amodei, ceo di Anthropic, in risposta all’ultimatum del dipartimento della Difesa Usa.
Anche il Pentagono non sembra intenzionato a cedere. Se l’azienda non rimuoverà le limitazioni all’uso del chatbot, il contratto da 200 milioni di dollari siglato a luglio potrebbe essere stracciato. In alternativa, è stata ventilata l’opzione di appellarsi al Defense Production Act, legge figlia della guerra fredda che consentirebbe l’esproprio dell’intelligenza artificiale.
E intanto si è espresso anche Donald Trump, che in un post su Truth ha definito Anthropic come un’azienda «di estrema sinistra», «svitati» che aderiscono all’ideologia woke e che hanno fatto il «disastroso errore» a iniziare un braccio di ferro con il governo Usa. «Cessate immediatamente ogni utilizzo della tecnologia di Anthropic», è l’appello del presidente alle agenzie federali. «Non ne abbiamo bisogno, non la vogliamo e non faremo più affari con loro».
I primi segnali di insofferenza da entrambe le parti in causa




