
di Davide Frattini
Gli ayatollah avrebbero ancora metà arsenale. Il dilemma del presidente Usa
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Le strette di mano in strada per dimostrare di avere il controllo sullo stretto di Hormuz. Nei giorni scorsi il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri, hanno passeggiato per il centro di Teheran, ripresi dalle telecamere per dare visibilità al fatto che non temono di essere visibili. Ovvero: non sarebbero spaventati dalle minacce americane e israeliane di eliminare quel che resta ai vertici del regime. Il presidente e il ministro sono anche consapevoli di non essere tra i primi bersagli perché Donald Trump vuole negoziare e se dovesse succedere sarebbe con loro, soprattutto con Araghchi.
Il monito
Il governo di Teheran manda un messaggio a Trump perché gli iraniani intendano: quelli fedeli alla Repubblica islamica (i capi sono ancora qui, non vi abbiamo abbandonato) e quelli che potrebbero pensare di ribellarsi (i capi sono ancora qui, non vi abbiamo perdonato). Così Teheran proietta resilienza, avvolta anche nella nebbia della guerra che occulta che succede davvero dentro al Paese.
I proclami di Netanyahu
L’intelligence americana — scrive il New York Times — cerca di diradare la




