di Ferruccio de Bortoli
Un conflitto lungo, energia più cara e inflazione potrebbero riaprire la stagione dei tassi elevati proprio mentre il debito globale tocca quota 109 mila miliardi
Nello scenario che si è aperto — uno squarcio tragico in una tela geopolitica già molto lacerata — è febbrile la ricerca di elementi di fragilità del sistema economico e finanziario mondiale. Individuarli è un modo di prepararsi e proteggersi. Trascurarli è la via migliore per ingigantirli nella loro latente pericolosità. Se il conflitto fosse di breve durata, probabilmente le criticità potrebbero rientrare assai facilmente. Perché al di là delle forti scosse alle quotazioni delle materie prime, in particolare il petrolio e il gas, i mercati finanziari hanno avuto, tutto sommato, un andamento relativamente equilibrato. Credono più in un un conflitto limitato nei confini e nella durata che nell’ipotesi di un allargamento incontrollato dell’area di crisi con riflessi nefasti sull’economia. Forse vi è stata, nell’occasione, una corsa al rientro da posizioni fortemente speculative su alcuni titoli, in particolare dei giganti dell’innovazione. Non tutto il male viene per nuocere se è vero che vi è stato solo il ridimensionamento di alcune punte eccessive. Ma siamo troppo ottimisti a pensarlo.




