di Silvia Turin
Per capire se la tecnologia ci stia aiutando o danneggiando occorre analizzare i contesti e la struttura dei contenuti. Stiamo lavorando? Stiamo parlando con un amico o stiamo scrollando per ore video da cui non ricaviamo nulla?
Ribaltiamo il paradigma: non tutto il tempo trascorso davanti agli schermi è dannoso.
Secondo i ricercatori della Pennsylvania State University i diversi contesti e usi contano per la salute psicofisica più delle ore passate al cellulare o al computer.
Lo studio
Per dimostrarlo, i ricercatori hanno proposto un nuovo modello, introducendo l’idea di «microsistemi virtuali». La ricerca analizza come cinque dimensioni specifiche — tra cui lo scopo dell’uso e la valenza emotiva — influenzino il benessere lungo tutto l’arco della vita e hanno collegato la loro analisi, pubblicata di recente sulla piattaforma ufficiale di ricerca digitale sviluppata dall’American Psychological Association (APA), all’uso degli schermi.
Il tempo trascorso davanti a pc e telefonini non è un’entità unica e omogenea: si passa dal lavorare al portatile allo scorrere ossessivo di video social fino alle 3 del mattino, le attività sono le più varie e il coinvolgimento differente.
I ricercatori propongono di esaminare l’effetto che il tempo trascorso ha su




