di Gino Pagliuca
Il lato (positivo) delle grandi navi: i turisti che sbarcano per un giorno, affascinati, poi ritornano. Quotazioni su per il centro, in aumento le richieste per i quartieri popolari
Ci sono la bora, i caffè storici dove Svevo e Joyce sedevano, il primo per studiare l’inglese il secondo per imparare il triestino, e dove ancora oggi il cappuccino si chiama «capo in B» e si serve solo in un bicchierino di vetro. Ma a Trieste ci sono anche e soprattutto il mare e il porto, il maggiore d’Italia per movimentazione merci. Al mare il capoluogo giuliano deve la sua fama internazionale: la Barcolana è la più affollata regata velica del mondo, con duemila imbarcazioni che ogni anno a ottobre creano uno spettacolo unico nel Golfo. La città ha ricevuto negli ultimi anni un forte beneficio di immagine anche da altre imbarcazioni, anche se decisamente meno ecologiche e più controverse. «Le grandi navi da cui sbarcano anche mille, duemila persone alla volta al Molo Audace in piazza Unità d’Italia — dice Filippo Avanzini, presidente Fiaip di Trieste — fanno conoscere la città e inducono molte persone a tornare qui non più per un solo giorno




