Il caso del bambino di due anni e tre mesi che il 23 dicembre, all’Ospedale Monaldi di Napoli, ha subìto il trapianto di un cuore presumibilmente danneggiato durante il trasporto, e che ora si trova in coma farmacologico nella speranza di un nuovo, non si sa ancora se possibile intervento, rischia di danneggiare la fiducia nella rete nazionale dei trapianti e nel sistema di donazione degli organi sul quale questa rete si regge. Un meccanismo che si fonda su procedure rigorose e che ogni anno salva la vita a migliaia di pazienti, mettendo in comunicazione la generosità dei donatori potenziali con le attese logoranti delle 8.250 persone attualmente in attesa di trapianto.
Di assenso alla donazione abbiamo parlato più volte (di recente anche in una puntata di Prisma – Il perché delle cose); ma che cosa succede, concretamente, dopo, nel percorso che va dalla donazione al trapianto?
Come viene valutato se l’organo di un donatore è idoneo per il trapianto?
Quando viene segnalata la disponibilità di un donatore in rianimazione, il Centro Nazionale Trapianti (CNT) provvede all’allocazione dell’organo, attribuendo quella donazione al paziente migliore possibile a seconda dello stato della lista d’attesa e a criteri di




