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Transizione 5.0, tagli del credito d’imposta. Imprenditori indignati: «Il governo deve rispettare gli impegni»

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di Thomas Bendinelli

Per il sistema produttivo non è accettabile la modifica retroattiva. Streparava: «Decisione grave e inaccettabile». Cordua: «Abbiamo bisogno di misure stabili, coerenti e credibili». Per l’onorevole Benzoni è «un colpo grave alla credibilità dello Stato»

Poche cose danno fastidio, o peggio, quanto norme fiscali penalizzanti con effetti retroattivi. Il taglio del 65% del credito d’imposta per gli investimenti 5.0 già prenotati e l’esclusione di interventi strategici come quelli nelle fonti rinnovabili, in particolare negli impianti fotovoltaici ad alta efficienza, si collocano esattamente in questo solco. 

Così, appena verificato quanto pubblicato in Gazzetta ufficiale, nel fine settimana è scattato il tam tam tra gli imprenditori. «Esprimo profonda indignazione, a nome mio e di tutti gli industriali bresciani – afferma il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava –. Si tratta di una decisione grave e inaccettabile, che colpisce direttamente imprese che hanno investito rispettando le regole e confidando nel quadro normativo vigente. Qui non siamo di fronte a una semplice rimodulazione tecnica, ma a una scelta che introduce effetti retroattivi e viola il principio fondamentale del legittimo affidamento. Le imprese hanno programmato e realizzato investimenti rilevanti nel corso del 2025 sulla base di norme e indicazioni

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