di Federico Fubini
Xi vede in questa guerra un fattore che destabilizza i mercati dell’export cinese, eppure non può sfuggirgli come sia un’occasione per rafforzare lo status del proprio Paese
Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale «Whatever It Takes» di Federico Fubini. Per iscriversi basta cliccare qui.
La crisi di Suez è stato il momento nel quale la Gran Bretagna mostrò al mondo che non era più una superpotenza: il fallimento della guerra-lampo progettata con la Francia per riprendere il controllo del Canale dall’Egitto di Gamal Abdel Nasser suggellò il declino dei grandi imperi europei.
Allora accadde anche qualcos’altro: il dollaro superò definitivamente la sterlina come valuta di riserva per le banche centrali di tutto il mondo. Senza il sostegno di un bilancio pubblico sano, indebolita da decenni di deficit degli scambi con il resto del mondo e ora anche senza una potenza militare schiacciante – dunque incapace di controllare le rotte marittime vitali – la Gran Bretagna vide la sua moneta passare dall’80% delle riserve mondiali nel 1948 a meno del 3% una trentina di anni più tardi.
Il mondo aveva smesso di pagare (e farsi pagare) le materie




