
Consegnata la nuova super talpa per completare il traforo italiano: lavori finiti nel 2033. Con buona pace dei centri sociali, l’infrastruttura strategica vede il traguardo.
Il bruco d’acciaio lungo 235 metri è pronto ad affondare i denti nella roccia del Moncenisio. È la Tav che avanza in un silenzio da limbo e trae vantaggio dal clima da dimenticatoio per macinare chilometri in uno sturm und drang soffocato e lontano. Ma 2 mila metri sotto la montagna c’è poco da fischiettare: 3.300 addetti negli 11 cantieri lavorano giorno e notte per attraversare le Alpi e collegare il Corridoio Mediterraneo con la Torino-Lione. Sarà il traforo più lungo del mondo: 57,5 km in linea (quello del Gottardo misura 500 metri meno), due canne ferroviarie parallele per treni ad alta velocità destinati ad andare dritti, evitando di arrampicarsi fra i costoni come gli elefanti di Annibale e le caffettiere nei film sulle Rocky Mountains.
La Tav entra nel vivo e non può fare a meno del bruco d’acciaio da 3.200 tonnellate, talpa lunga come due campi da calcio o un cacciatorpediniere, gigantesca fresa Tbm che tritura la roccia con i 62 denti, ingoia i detriti e nel procedere mette in sicurezza le




