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Titoli di Stato, il «paracadute» dei Cct: le emissioni a cedola variabile che rendono anche il 3% (e oltre)

di Angelo Drusiani

Le cedole non sono fisse, come quelle dei Btp, ma seguono il mercato. E quindi ora sono in rialzo, ma sono state in calo nei momenti in cui i tassi di mercato erano invece orientati al ribasso

Un passato illustre, un presente a scartamento ridotto. Ma oggi, di fronte alle nuove paure di un ritorno importante dell’inflazione, i titoli a tasso variabile più classici del Tesoro italiano meritano attenzione e possono tornare alla ribalta. Parliamo dei Cct che al momento contano solo nove emissioni in circolazione quotate a Borsa Italiana. Le loro cedole non sono fisse, come quelle dei Btp, ma seguono il mercato. E quindi ora sono in rialzo, ma sono state in calo nei momenti in cui i tassi di mercato erano invece orientati al ribasso. Lo spazio che gradualmente hanno abbandonato è stato coperto dalle corpose emissioni di Btp. Quelli classici a cedola fissa, ma anche quelli più innovativi. Come il recente Btp Valore, che prevede cedole fisse sì, ma che salgono nel tempo. E che in quest’ultimo caso sono state allineate su valori più elevati dei minimi annunciati all’inizio del collocamento, avvenuto proprio nei giorno del blitz di Usa e

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