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«The Loneliest Man in Town», uno sfratto, Elvis e una galleria di personaggi indimenticabile

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di Paolo Mereghetti

Tizza Covi e Rainer Frimmel hanno reinventato per il cinema Al Cook, uno dei personaggi più curiosi del panorama musicale viennese

Le note blues di «The Loneliest Man in Town» (L’uomo più solo in città) hanno portato un raggio di sole nel freddo concorso berlinese. Merito di Tizza Covi e Rainer Frimmel (lei italiana, lui austriaco ma da tempo trasferitisi a Vienna) che hanno reinventato per il cinema uno dei personaggi più curiosi del panorama musicale viennese, Alois Koch in arte Al Cook, ex meccanico folgorato da Elvis Presley che l’ha fatto trasmigrare nel mondo del blues. 

Elaborando l’idea di un suo momentaneo allontanamento da casa (per via di una ristrutturazione), i due registi hanno inventato una storia dai modi kaurismakiani dove Koch deve lottare contro uno sfratto: è il pretesto per una galleria di personaggi indimenticabili (lo «psicologo» che deve convincerlo ad andarsene, l’amica fotografa, la cliente col cane che compra le due statue dei felini) dove emerge la figura malinconica e insieme resiliente di questo musicista che sembra arrivato da un altro pianeta e che Covi e Frimmel fissano in un ritratto quasi senza parole ma con tantissimo amore.

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