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Terre rare, la corsa globale per spezzare il monopolio cinese

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Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Africa ed Europa, oltre 30 nuovi progetti puntano a ridurre la dipendenza da Pechino

Il predominio della Cina sulle terre rare, materiali indispensabili per settori che spaziano dall’automotive all’elettronica avanzata, ha innescato una corsa globale alla ricerca di fonti alternative. Una competizione silenziosa ma strategica, alimentata dalla consapevolezza che la transizione energetica, la difesa e l’industria tecnologica occidentale dipendono in misura crescente da una filiera oggi fortemente concentrata a Pechino.

Secondo Adamas Intelligence, società di consulenza che monitora oltre 300 progetti sulle terre rare a livello globale, sono 33 i progetti definiti “avanzati” destinati a entrare in funzione entro i prossimi cinque anni. Le nuove iniziative sono distribuite tra Europa, Africa e Australia e rientrano in un più ampio ciclo di investimenti che, come riporta il Financial Times, sta beneficiando di un afflusso senza precedenti di capitali pubblici e privati.

Il nodo raffinazione: il vero potere di Pechino

Il nodo resta la Cina, che oggi domina la produzione e soprattutto la raffinazione delle terre rare, fondamentali per i magneti permanenti utilizzati nelle turbine eoliche, nei veicoli elettrici e nelle applicazioni robotiche. Una posizione che ha trasformato questi metalli in un vero asset geopolitico,

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