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Teheran teme la guerra. I «dubbi» di Trump e le quattro ipotesi d’attacco

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di Greta Privitera

E gli studenti sfidano gli ayatollah: ci ammazzino pure

Quando gli ayatollah radunano la loro folla in piazza — alcuni li pagano, altri ci credono — non lesinano bandiere americane e israeliane da dare alle fiamme. Bruciare il drappo del «Grande Satana» e del «Piccolo Satana» è un rito che li esalta, ma ieri si sono infuriati nel vedere gli studenti universitari ribaltare il copione, stendendo a terra la bandiera della Repubblica islamica e dandole fuoco con un accendino. Da 4 giorni, i giovani delle Università sono tornati a sfidare la Guida suprema Ali Khamenei. Si radunano davanti ai cancelli, gridano il loro dissenso rendendo omaggio ai coetanei massacrati dalle Guardie della Rivoluzione nelle notti dell’8 e 9 gennaio. «Che mi ammazzino pure», scrive Ali, studente di Medicina. «Provo tanta rabbia. Non avrei mai pensato di desiderare un bombardamento sul mio Paese, ma da soli non ci libereremo». Sono in tanti a pensarla come lui. Deve essere il confine ultimo di chi non regge più il peso dei corpi e dei sogni inchiodati dal regime. Ma la guerra già spaventa. A Teheran le giornate scorrono normali, anche se si fanno scorte di cibo, si

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