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Teatro alla Scala, il «Faust» di Erath e Rustioni è scoppiettante e ironico

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di Enrico Girardi

La scena appare come un circo, un luna-park, una chiesa o un non luogo neutro, in cui ogni cosa sembra in guerra con il suo contrario

Il nuovo allestimento di «Faust» che la Scala coproduce coi teatri di Valencia, Berlino (Staatsoper) e Madrid è uno spettacolo scoppiettante, animato da un tal profluvio di idee che sembra difficile raccapezzarsi. La scena appare come un circo, un luna-park, una chiesa (con Mefistofele in abito da papa) o un non luogo neutro, in cui ogni cosa sembra in guerra con il suo contrario. Dov’è il diavolo c’è Dio, dov’è amore c’è odio, in una cerimonia di conflitti che nemmeno alla fine decreta vincitori e vinti. Grazie anche all’ironia che lo anima, il kitsch – ma lo è anche la musica, trionfo di stili che solo dosi massicce di accademismo possono governare – domina, anche se disorienta non poco il pubblico, che non decreta né trionfi né condanne ma tiepidi applausi che non devono aver fatto piacere al regista di straripante talento Johannes Erath.

Anche la prova direttoriale corretta, sicura, solida di Daniele Rustioni (interessanti certi dettagli eseguiti «alla francese»), non scalda particolarmente la platea. O almeno non

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