
di Simone Canettieri
Il ministro degli Esteri: dalle opposizioni accuse senza senso
«Non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani rilancia la scelta di Giorgia Meloni annunciata ad Addis Abeba: l’Italia non rinuncia a far parte del Board of Peace. Che tante polemiche ha scatenato sino ad ora, soprattutto per alcuni nomi già inseriti nel livello operativo. E, soprattutto, perplessità che la stessa Meloni aveva ammesso quando ha precisato — dopo i contatti con il Quirinale — che «al momento la nostra Costituzione e i trattati internazionali non lo consentono».
È una domenica particolare. In Etiopia è quasi l’ora di pranzo, a Roma questa inedita giornata politica è iniziata presto e sarà lunghissima. Il titolare della Farnesina dice al Corriere di essere disponibile ad andare giovedì alla Casa Bianca, ma premette che «con la premier non abbiamo ancora deciso, dipende dal livello degli altri partner europei che saranno presenti al summit». Il filo tra i due è diretto,




