
di Valeria Crippa
Domani il compleanno della ballerina e coreografa: «Per me la danza è sempre stata uno spazio di libertà e di pensiero»
Mercoledì 18 febbraio Susanna Egri compirà cento anni tondi e, mentalmente, non è ancora scesa dalle punte.
Una vita dedicata alla danza fino a oggi (continua puntualmente a insegnare a Torino), con un esordio da romanzo d’appendice che la proiettò tra i pionieri del teatro moderno italiano, ma non solo.
«Si disegna bene nello spazio. Torni domani». Con queste poche parole, pronunciate dal regista Guido Salvini al termine di un provino improvvisato nell’estate del 1948, l’allora ventiduenne Egri fu catapultata, con ingaggio da prima ballerina, alla guida del Coro della gloriosa edizione dell’Edipo Re di Sofocle che nel dopoguerra esportò, a Londra e Parigi, la meglio gioventù del teatro e del cinema italiani grazie all’itinerante Olimpichetto, la riproduzione del palladiano Teatro Olimpico di Vicenza (in queste settimane al centro di una splendida mostra alla Basilica Palladiana vicentina, curata da Ivan Stefanutti).
Un cast da brivido capitanato da Renzo Ricci e Andreina Pagnani, con Arnoldo Foà e Gianrico Tedeschi; nel Coro figuravano Nino Manfredi, Rossella Falk, Bice Valori e un giovanissimo Vittorio Gassman




