
La vittoria con la Corea ha dato il passaggio al turno ad eliminazione diretta per la prima volta nella storia. Tutto grazie al ct Broos e ad una squadra di piccoletti a cui in pochi credevano
Squillano le vuvuzelas e sanguinano le orecchie: sembra di sentirle ancora adesso, come sedici anni fa, anche se stavolta è cambiato il mondo. Ieri, nella notte di Johannesburg, i sudafricani sono scesi in strada in centinaia di migliaia, quando a Monterrey, Messico, l’arbitro ha fischiato la fine. Non solo la tromba infernale, ma si sono visti canti e balli improvvisati nei quartieri diventati video virali nel mondo. Tutto per festeggiare l’1-0 alla Corea del Sud e la prima storica qualificazione oltre i gironi di un Mondiale: non era mai successo, neanche quando lo avevano organizzato loro stessi, nel 2010, ed erano diventati gli unici padroni di casa a non riuscire a superare i gironi. Con il gol di Thapelo Maseko, zanzara mancina, il Paese si è tolto di dosso quella macchia, in una delle notti sportive più importanti della storia sudafricana. Da quelle parti gli Springboks sono quattro volte campioni del mondo di rugby, eppure niente è identificativo come il calcio, almeno in gran




