di Valeriano Musiu
Le rilevazioni di B Lab Italia: solo Xenia (alberghi) e Nativa (design) passano l’esame. Con i vecchi criteri le aziende certificate sono 389 nel Paese, oltre diecimila nel mondo. Il cambiamento gradualmente riguarderà tutte. Che cosa cambia, dai diritti umani alla governance
L’asticella della certificazione B Corp si è alzata. E non di poco. Da un sistema che valutava la sostenibilità di un’impresa basandosi su punteggio complessivo e verifiche a campione, si è passati infatti a una logica fondata su tre pilastri: requisiti minimi obbligatori per ogni area d’impatto, tappe di miglioramento a scadenza fissa e audit svolto da un organismo indipendente. Per B Lab, il network di organizzazioni non profit che promuove modelli di business rigenerativo a livello globale, si tratta del più grande aggiornamento degli standard nella storia del movimento, nato venti anni fa. In questo movimento, l’Italia si ritaglia un ruolo da protagonista.
I numeri
Le B Corp sono più di diecimila in tutto il mondo. Ma, tra queste, sono solo nove le aziende che hanno già ottenuto la certificazione secondo i nuovi standard. E due sono italiane: il gruppo alberghiero Xenia e la società di design rigenerativo Nativa. Un primato




