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Stellantis, le colpe di Tavares e quelle dell’azienda (e il crollo non è solo l’effetto del Green deal)

di Luca Angelini

Errori strategici e mancanza di investimenti sulle nuove tecnologie hanno inferto un colpo gravissimo al gruppo. Le origini della crisi? Gli incentivi all’acquisto del primo decennio del Duemila. La nuova politica industriale

Alliindomani del crollo in Borsa di Stellantis, Ferruccio de Bortoli ha scritto, in uno dei suoi Frammenti: «La pulizia del bilancio, inevitabile, forse andrebbe accompagnata da un’operazione verità sulla responsabilità delle scelte che hanno causato il terremoto borsistico e allarmato gli investitori. Tutta colpa dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares che pure lasciò il gruppo gratificato da un assegno di 35 milioni? Non è facile crederlo. Anche lo stesso Filosa era in una posizione manageriale di tutto riguardo. E la presidenza, ovvero John Elkann e i consigli di amministrazione?». E aggiungeva che anche «la tesi che la colpa sia oggi tutta dei «burocrati di Bruxelles» e che le case automobilistiche con i loro governi abbiano subito, impotenti, le decisioni della politica è poco credibile».

Una crisi che viene da lontano

In effetti, pochi giorni prima del tonfo di Stellantis (ieri declassata anche da Moody’s), Francesco Zirpoli, economista, docente alla Ca’ Foscari di Venezia, dove è direttore scientifico del Center for Automotive and Mobility

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