
Se c’è un dispositivo tecnologico capace di scatenare accese discussioni al bancone del bar (o sui forum di appassionati), questo è senza dubbio lo Start & Stop. Introdotto su larga scala a partire dai primi anni 2000 per aiutare i costruttori a rientrare nei sempre più stringenti limiti di emissioni europei (i famigerati cicli di omologazione NEDC prima e WLTP poi), il sistema ha una logica tanto semplice quanto intuitiva: perché sprecare prezioso carburante quando l’auto è ferma al semaforo o bloccata in coda? Meglio spegnere tutto e riaccendere non appena il guidatore preme la frizione o rilascia il pedale del freno.
Eppure, a distanza di anni, il dubbio aleggia ancora tra i guidatori: “Ma riaccendere il motore ogni trenta secondi non consuma più che lasciarlo al minimo?”. E ancora: “Quanto costa tutto questo in termini di usura di motorino di avviamento e batteria?”. Per rispondere con certezza scientifica, uscendo dal campo delle opinioni personali, occorre analizzare i test empirici condotti in laboratorio e su strada da enti certificati e indipendenti.
I DATI DELLA AAA: L’EFFICIENZA NEL CICLO URBANO STANDARD
Uno degli studi più completi e rigorosi in materia è stato condotto dalla American Automobile Association (AAA) in collaborazione con



