di Anna Zinola
Tre i motivi del fenomeno: dal bisogno di distinguersi al prezzo accessibile. Il ruolo della Gen Z e il caso di Idea e Hotel Il Pellicano
Il logo è morto, viva il logo. Dopo gli anni all’insegna del quiet luxury – caratterizzato da capi semplici, puliti, disadorni – i consumatori tornano ad acquistare felpe, t-shirt e borse con il logo.
Attenzione però: non si tratta più del simbolo distintivo – e ben riconoscibile – di un celebre brand del lusso ma di quello della “loro” casa editrice preferita o dell’hotel in cui hanno trascorso le vacanze. Insomma, da segno universale di status economico (ti faccio vedere che me lo posso permettere), il logo si è trasformato in messaggio di appartenenza (ti faccio vedere i luoghi che amo e frequento).
Dal prodotto all’esperienza
In realtà, il ruolo del logo non è cambiato: resta un mezzo per esibire il proprio stile di vita. Tuttavia, il fatto che si privilegino realtà piccole, conosciute solo da una nicchia di persone, implica un atteggiamento diverso. Non si tratta più di “urlare” a tutti il proprio status ma di “sussurrarlo” a coloro che conoscono (e condividono) lo stesso universo di valori




