
di Andrea Nicastro
L’episodio risale a quattro mesi fa. Le immagini, i testimoni, i familiari: il ragazzino chiede aiuto ma viene ignorato. L’Idf: «Un terrorista che lanciava pietre». Il piccole rimane a terra oltre 40 minuti prima di morire
DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV – Ci sono i video, le testimonianze e la notizia. Perché un quattordicenne che muore ammazzato è, o dovrebbe essere, sempre l’eccezione al flusso regolare della vita. Eppure, ci sono voluti 4 mesi perché quel che era successo uscisse dal circuito chiuso del lamento dei parenti e degli amici. Quattro mesi di verifiche, interviste, ricerca di prove poi, finalmente, la Bbc ha avuto il coraggio di rendere noti i fatti.
Qualcosa può ancora essere da verificare, ma basterebbe una scena filmata da lontano con un telefonino per inorridire. Un ragazzino è a terra, sembra ferito. Ha vestiti leggeri, color mattone o forse sono già sporchi di sangue. Si muove appena. Alza una mano, si rotola lentamente come per guardare o chiedere aiuto. Attorno ha quasi una dozzina di soldati perfettamente equipaggiati con casco, giubbino antiproiettile, paraginocchia, kit di pronto soccorso e, ovviamente, armi.
Alcuni parlano tra loro, altri tengono i fucili puntati




