
Schlein chiede alla Meloni un appello all’unità e il premier risponde: «Le opposizioni votino con noi una risoluzione unitaria». E allora cominciano i distinguo: Conte tira in ballo temi a casaccio, i dem si appellano alla Carta, Bonelli fa il suo solito show
Dopo i disordini di Torino l’esecutivo accelera il passo. Ieri il vertice di maggioranza convocato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni per definire gli ultimi dettagli del decreto sicurezza che dovrebbe essere licenziato in settimana. Alla riunione hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro.
Meloni post vertice coglie anche l’occasione per rispondere al rilievo sollevato dal segretario dem Elly Schlein che, condannando i fatti di Torino, non ha mancato di metterci un però: «Le forze dell’ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte. Per questo siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni di queste ore». Schein ha poi detto di aver chiamato il presidente del Consiglio per un appello all’unità. E Meloni risponde, andando oltre le semplici parole e rivolgendo all’opposizione un appello a una collaborazione istituzionale.




