Silvia Monti aveva una dote rara: le bastava uno sguardo, un breve colloquio, per capire chi avesse davanti e, se lo riteneva, entrare subito in sintonia. La definizione più bella di lei l’ha data Gianluigi Gabetti: «È una donna capace di creare un mondo di armonia, dove la generosità è pari solo alle sue capacità organizzative. Non le sfugge un solo dettaglio». Curiosa, generosa e affettuosa. Tre aggettivi tutt’altro che scontati per una donna che ha attraversato il cinema, la mondanità e poi, negli ultimi decenni, una dimensione più appartata accanto a Carlo De Benedetti.
Durante una gita tra le colline delle Langhe si innamorò di un posto, sulle alture di Dogliani, e disse al marito: «Questo sarà il nostro rifugio». Le bastò poco per trasformare una vecchia cascina in una casa viva, calda, sempre aperta. Gabetti, al termine di certe cene, amava ripetere: «Voi non avete idea di come questa donna abbia trasformato Carlo. Prima pensava solo agli affari, lei gli ha tirato fuori tutto il suo lato umano». E lo stesso De Benedetti, in un’intervista al Corriere, l’ha definita la donna che gli ha regalato una «seconda vita».
L’Ingegnere, abituato a misurare il mondo in numeri,




