Home / Sport / Silent Hill Townfall, la recensione: Scozia e anni ‘90, che coppia. Ma enigmi e stealth…

Silent Hill Townfall, la recensione: Scozia e anni ‘90, che coppia. Ma enigmi e stealth…

image

Da Screen Burn e Annapurna un capitolo irrituale della saga più spaventosa nel gaming. Non è perfetto, ma l’audacia si lascia apprezzare

Paolo Sirio

21 settembre – 13:23 – MILANO

Un silenzio durato dodici anni, da Downpour al remake dell’iconico Silent Hill 2. Da allora, era il 2024, Konami non si ferma più: siamo già al terzo capitolo uscito nel giro di ventitré mesi, con otto milioni di copie vendute ad oggi. E l’intenzione, con il rifacimento del primo episodio all’orizzonte, è fare di Silent Hill una serie annuale. Stavolta tocca a Silent Hill Townfall, realizzato in collaborazione con l’editore Annapurna Interactive e lo sviluppatore Screen Burn (Observation), e ambientato nell’irrituale setting di un’isola scozzese. 

Nascondino 2.0—  

 Complice l’estrazione del fondatore della fu No Code, Jon McKellan, Silent Hill Townfall è un’esperienza survival stealth. Aggiunge, cioè, una forte componente di furtività al tradizionale filone del survival horror. L’introduzione di più personaggi e punti di vista, però, consente di mantenere una certa varietà all’interno dello stesso tessuto ludico. Townfall è un gioco che non dà riferimenti nello stealth, manca ad esempio un radar, e interpreta la sua dimensione

Tagged: