
di Massimo Franco
Il rifiuto di far usare le basi militari agli aerei degli Stati Uniti in volo verso l’Iran stavolta è un no (a differenza di quello al referendum sulla Gustizia) da cui il governo può uscire bene
Stavolta è stato un no dal quale il governo può uscire bene: non come quello del referendum sulla Giustizia. Avere rifiutato l’uso delle nostre basi militari ai bombardieri degli Stati Uniti in volo verso l’Iran, per Palazzo Chigi è un’affermazione di sovranità con più indicazioni. In primo luogo, la notizia data dal Corriere rende meno scontata l’accusa di subalternità a Donald Trump contro la premier Giorgia Meloni: un’accusa che, secondo molti nella stessa maggioranza, ha contribuito alla sconfitta bruciante del 22 e 23 marzo. La seconda conseguenza è di ricalibrare i rapporti con la Casa Bianca, ribadendone il rilievo e insieme prendendo le distanze quando entra in gioco la sovranità nazionale.
Dopo la decisione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’esecutivo ha voluto precisare che non si è in presenza di uno strappo ma di una scelta obbligata. Ed ha in parallelo ribadito che «continuerà ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del governo




