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Shein, Alibaba, Unitree, Cxmt: così il capitalismo di Stato cinese genera debutti stellari e crolli in Borsa

di Francesco Bertolino

In media le nuove quotazioni a Shanghai quest’anno sono state accolte con rialzi del 280% nella prima seduta. Le banche d’affari hanno sbagliato prezzo? Oppure è il governo di Pechino che lo fissa, nel bene e nel male?

Dopo aver tentato invano di approdare a Londra e a New York, Shein si prepara infine a sbarcare in Borsa a Hong Kong con un capitalizzazione massima di 27 miliardi di dollari. Un terzo rispetto ai 100 miliardi di valutazione ottenuti nel 2022, quando il colosso del fast fashion cinese era la prima azienda di abbigliamento per vendite negli Stati Uniti e cresceva a ritmi stellari in Europa (il gruppo non vende invece in patria).

Da allora Shein ha avuto un problema dopo l’altro: indagini negli Usa e in Europa sulla sua filiera produttiva, accuse di sfruttamento del lavoro forzato nello Xinjiang, abolizione dell’esenzione doganale sui pacchi di basso valore, proteste da parte di attivisti e sindacati, dissidi con il governo di Pechino per alcune posizioni poco «ortodosse» assunte dal fondatore Sky Xu. Risultato: nel primo trimestre la società è finita in perdita per 99 milioni e ora ha moderato molto le sue ambizioni di

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