
L’annuncio dei tagli rappresenta l’ennesimo colpo per l’industria automobilistica tedesca, anche perché BMW sembrava finora una delle poche realtà relativamente al riparo dalle difficoltà che stanno colpendo le sue connazionali.
Anche a Monaco di Baviera pesano dazi statunitensi, concorrenza cinese e crisi mediorientale, finora compensate da risultati finanziari migliori rispetto ai rivali.
Con l’arrivo di Nedeljkovic al vertice, però, il quadro sembra essere cambiato radicalmente. Lo dimostrano non solo il profit warning di metà giugno, ma anche la decisione di rinunciare alla partecipazione al prossimo Salone dell’Auto di Parigi.
D’altro canto, BMW è soltanto l’ultima grande Casa tedesca a procedere con un consistente ridimensionamento degli organici. Porsche ha infatti raggiunto un accordo per 5 mila nuovi esuberi, mentre, dopo l’estate, i vertici del gruppo Volkswagen dovranno chiarire definitivamente le indiscrezioni sulla possibile chiusura di impianti e sulla cancellazione di circa 100 mila posti di lavoro. Senza dimenticare i continui tagli agli organici operati dalle aziende della componentistica.
In questo contesto va ricordato che BMW aveva già fornito diverse indicazioni nei mesi scorsi sull’andamento degli investimenti destinati alla piattaforma Neue Klasse. Il picco delle spese sarebbe stato raggiunto tra l’anno scorso e quest’anno, per poi diminuire progressivamente. Tra queste voci rientrano anche




