Quando si parla di crisi in Medio Oriente l’attenzione si concentra quasi sempre su petrolio, mercati energetici e sicurezza internazionale. C’è però un’altra infrastruttura strategica che rischia di essere coinvolta ogni volta che l’area entra in tensione: il sistema dei grandi hub aeroportuali del Golfo Persico. Negli ultimi vent’anni aeroporti come Dubai, Doha e Abu Dhabi sono diventati uno dei pilastri della mobilità globale. Non sono semplicemente scali regionali: sono snodi attraverso cui passa una parte enorme del traffico aereo internazionale. Il Dubai International Airport gestisce circa 86-90 milioni di passeggeri l’anno, quasi interamente traffico internazionale. L’Hamad International Airport di Doha supera i 45 milioni di passeggeri, mentre Abu Dhabi si muove tra 22 e 25 milioni. In totale questi tre hub movimentano oltre 150 milioni di passeggeri all’anno. Si tratta di numeri che li collocano stabilmente tra i più grandi nodi del traffico mondiale.
Il crocevia tra Europa, Asia e Oceania
Il successo degli hub del Golfo è legato alla loro posizione geografica e al modello sviluppato dalle grandi compagnie della regione. Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways hanno costruito negli anni un sistema basato sui voli di connessione: grandi aeroporti hub in cui confluiscono passeggeri provenienti da decine di destinazioni per




