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Se Sanremo rischia di diventare il Festival aziendale della Rai

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di Aldo Grasso

Quasi l’intero palinsesto diurno è monopolizzato dal racconto del Festival

Il Festival della Canzone di Sanremo rischia di diventare sempre più un festival aziendale: il «Festival della Rai». È una manifestazione che si autofinanzia e aiuta Viale Mazzini a raddrizzare i conti. Le stime elaborate – non disponiamo dei numeri ufficiali – indicano che, a fronte di circa 75 milioni di euro di ricavi pubblicitari e al netto di poco più di 20 milioni di costi, alla Rai resterebbero oltre 50 milioni di euro di margine lordo.
Che poi a Sanremo si vedano anche le pubblicità più scontate e le sponsorizzazioni più dozzinali dell’anno è un altro discorso. Qui si parla del Festival come macchina aziendale.

Quasi l’intero palinsesto diurno è monopolizzato dal racconto del Festival: «La volta buona» con Caterina Balivo, «BellaMa’» con Pierluigi Diaco (dove pare sia transitato persino Gino Castaldo, come un Gianluca Gazzoli qualsiasi) «La vita in diretta» con l’ilare Alberto Matano, che in Riviera ha schierato una task force di inviati: Giuseppe Giofrè, ballerino ed ex allievo di «Amici»; Luca Tommassini, (ex?) coreografo di fama internazionale, Alba Parietti, ex e basta; e poi Barbara Foria, attrice e conduttrice, Raffaella Longobardi

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