
di Massimo Franco
Il sottosegretario Fazzolari, seppur scherzando, evoca Putin, ma gli avversari non risparmiano insulti ai sostenitori del Sì
Magari sarà stata solo una battuta, come sostiene Gianbattista Fazzolari. Ma dire, seppure scherzando, che Vladimir Putin al referendum sulla giustizia «voterebbe No» rischia di rientrare nella classifica degli autogol: categoria che i due schieramenti alimentano, come si è visto martedì con gli insulti arrivati anche contro il fronte del Sì. Il sottosegretario a Palazzo Chigi ha voluto rispondere a una domanda sulla consultazione del 22 e 23 marzo, osservando che in Russia «non c’è la separazione delle carriere». Ma in un clima già teso, associare al capo del Cremlino chi è contro la riforma lascia perplessi. Non a caso in serata lo staff di Fazzolari ha cercato di ridimensionare quella frase.
L’aspetto sconcertante è che le parole del braccio destro di Giorgia Meloni sono arrivate in un convegno di FdI nel quale si parlava dell’ aggressione russa all’Ucraina; e nel quale il governo ha ribadito con forza il sostegno anche militare a Kiev. È inevitabile il sospetto che la campagna referendaria tenda a insinuarsi in ogni angolo dello scontro di queste settimane. E sfiori perfino la




