Su Canale 5, la rete diretta da Fatma Ruffini, ha preso il via la nuova edizione di «Scherzi a parte», condotta da Max Giusti. Le prime vittime della stagione sono state: Gabriel Garko, inseguito da una stalker; Isobel Kinnear, coinvolta in un inseguimento automobilistico sulla neve; Lorella Cuccarini, protagonista di un finto incidente; Paolo Conticini, intrappolato in un angusto atrio d’albergo; e infine Francesca Barra e Gilles Rocca (il programma era iniziato alle 22 e a mezzanotte ho gettato la spugna: tanto non sarebbe cambiato nulla).
Cambiano gli scherzi e cambiano i protagonisti, ma la sensazione è quella di un perenne «già visto». Sembra che la nota dominante non sia il divertimento, quanto una diffusa nostalgia. Forse l’ho già scritto anni fa — il programma, d’altronde, è nato nel 1992 — ma il concetto resta invariato. È inutile interrogarsi sulla veridicità degli scherzi: l’autenticità non è il punto centrale. Ciò che conta è la «scrittura» del meccanismo, la sua tenuta drammaturgica e narrativa.
Purtroppo, nessuno dei segmenti proposti è apparso particolarmente brillante, e i protagonisti in studio finiscono per comportarsi come concorrenti di un reality a caccia di una «seconda opportunità» di visibilità. Max Giusti si conferma spontaneamente simpatico: sa imitare,




