Da ragazzino a L’Avana sognava le Olimpiadi, poi ha colto l’occasione per ricongiungersi alla madre in Italia con un viaggio tremendo. E domani combatte per il titolo italiano a Roma: “Cuba era bella quando ero un ragazzino, per me non c’erano più possibilità…”
Giornalista
3 luglio – 13:56 – MILANO
Quando è arrivato, dicono, Angelo Morejon non spiccicava una parola. Per lui parlavano il corpo, quasi due metri per cento chili di muscoli, quei pugni con una firma riconoscibile – scuola cubana, eleganza, mobilità, ritmo – e soprattutto la sua storia di determinazione feroce. È grazie a questa che è riuscito a costruirsi un record da pugile professionista da 10 vittorie su 10 (70% di ko) e domani sera combatte a Roma per il titolo italiano dei pesi Massimi contro Angelo Carlesimo (serata Taf, al Palatiziano). Morejon nasce a L’Avana trent’anni fa, e “comincio subito con la boxe, a scuola il maestro mi dice che sono portato e comincio ad allenarmi. Divento grande io e diventa grande il gioco, il pugilato diventa la mia vita”. Ha una voce profonda, Angelo, ma quando gli si nomina




