
di Andrea Laffranchi
Il rapper, figlio di Gianni, in gara con «Uomo che cade»
È gia complesso essere figli di un nome famoso. Aggiungiamoci essere figlio d’arte. Con il carico di presentarsi al grande pubblico al Festival di Sanremo, palco sul quale tuo padre ci è stato sette volte, una volta ha vinto, e altre tre ha fatto il conduttore. «In questo momento voglio onorare e abbracciare questa storia. Odio il nepotismo. In questi anni ho ricevuto dei “no” da Sanremo e finalmente ci arrivo per la canzone che porto», racconta Pietro Morandi, in arte Tredici Pietro, figlio del Gianni nazionale, in gara fra i big con «Uomo che cade».
Via da casa dopo il liceo
«Non vedo l’ora di ricevere odio e insulti per il cognome. Dopo che per anni me ne sono spogliato e allontanato ho capito che devo celebrare mio padre». Pietro se ne è andato di casa «senza liti» una volta finito il liceo. «Non c’entro nulla musicalmente con mio padre, anche se probabilmente faccio musica per emulazione». Voleva fare rap. «Rispetto ai gusti e alle influenze familiari, vedere in tv i video di Eminem, 50 Cent, Fabri Fibra e Mondo Marcio è




