
di Simona De Ciero
L’assessorato alla Sanità, l’Ordine delle professioni infermieristiche e l’Università del Piemonte Orientale al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent. Sul tavolo, ancora una volta, non assunzioni immediate ma percorsi formativi. L’assessore Federico Roboldi: «È un piano di double degree»
A A A infermieri cercasi: prima in Albania, poi in Asia centrale. È di oggi, martedì 24 marzo, la notizia che dall’assessorato alla sanità del Piemonte siano partiti alla volta di Tashkent, in Uzbekistan, per provare a reclutare almeno una parte dei 6 mila infermieri che mancano sul territorio regionale. Già lo scorso anno — quella volta fu lo stesso assessore Federico Riboldi a partire — la destinazione era Tirana. Buono il progetto, sulla carta. Anche se va ricordato che, al momento, non ha ancora portato professionisti a casa. Riboldi insiste: «È un piano di double degree». Tradotto: formazione condivisa, titoli congiunti, percorsi da completare prima di poter lavorare davvero negli ospedali piemontesi. Insomma, tempi lunghi.
Intanto, però, gli infermieri mancano — e non è chiaro in che modo si arrivi a fine giornata nei reparti ospedalieri. E mentre si cercano infermieri all’estero, quelli che ci sono provano almeno a raccontarsi e a darsi riconoscimento.




