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Sanchez e il re del Marocco

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Federico Rampini / CorriereTv

La crisi di tenuta della piccola colonia spagnola incollata al Marocco, apparentemente, è durata poco e, se guardiamo ai numeri, è stato un evento minuscolo rispetto alla crisi migratoria ben più grave che, undici anni fa, veniva scatenata in Germania dalla politica di Angela Merkel delle frontiere aperte. Sanchez forse riuscirà quindi a ridurre i danni perché ha fatto un voltafaccia abbastanza clamoroso, cioè rispetto alla sua politica di accoglienza quasi illimitata di migranti.

Ha mandato l’esercito spagnolo a cacciare gli intrusi da lì e poi ha cominciato anche a praticare la comunicazione del vittimismo, descrivendo se stesso come vittima di oscuri complotti delle forze più reazionarie del pianeta. E lì dentro ci ha messo da Donald Trump, ovviamente, fino al re del Marocco. Ora, sul Marocco, effettivamente qualche ragione Sanchez ce l’ha. La storia vera è questa.

Sanchez, con un altro voltafaccia rispetto al suo ultra ambientalismo, all’estremismo delle fonti rinnovabili, era andato di recente a genuflettersi di fronte all’Algeria per ottenere vendite di gas naturale. L’Algeria è il grande rivale storico geopolitico in quell’area del Maghreb rispetto al Marocco e quindi che ci sia stata una politica deliberata di lassismo dei soldati marocchini, della polizia

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