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Sahara Occidentale, il negoziato che può cambiare il Mediterraneo

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Sotto l’egida di Onu e Stati Uniti, il nuovo round negoziale sul Sahara Occidentale consolida il piano di autonomia marocchino come unica base di discussione, mentre Washington accelera e avverte: il dossier non può restare aperto all’infinito.

Il nuovo ciclo di colloqui sul Sahara Occidentale, svoltosi a Washington il 23 e 24 febbraio, segna un passaggio strategico in una crisi che dura da oltre mezzo secolo. Le discussioni, coordinate in stretta collaborazione tra Nazioni Unite e Stati Uniti, hanno rimesso al centro la proposta di autonomia avanzata da Rabat, oggi indicata come unica base concreta di lavoro. A fornire i dettagli è stato il portavoce del Segretario generale dell’Onu, Stéphane Dujarric, durante un briefing a New York. La ripresa del dialogo è stata definita “incoraggiante”: il confronto si è sviluppato nel quadro della risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza, adottata il 31 ottobre 2025 su iniziativa americana. Per la prima volta, il Consiglio ha riconosciuto esplicitamente il piano marocchino come fondamento di una soluzione negoziata. Resta tuttavia aperto il nodo dell’autodeterminazione del popolo saharawi, elemento che l’Onu considera essenziale per arrivare a un’intesa reciprocamente accettabile.

Il tavolo è co-presieduto dall’inviato personale del Segretario generale per il Sahara, Staffan de

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