
di Gloria Bertasi
La Fondazione collabora ma non retrocede. Alta tensione in vista dell’inaugurazione di giovedì
Hanno raccolto tutto, dalle prime e-mail con cui il ministero russo della Cultura comunicava l’intenzione di riaprire il proprio Padiglione nazionale ai Giardini a quelle più tecniche sull’organizzazione (mappe e planimetrie comprese) e sulla operatività degli spazi, dall’allestimento fino ai giorni delle vernici (gli unici con la presenza fisica degli artisti a Venezia) tra il 6 e l’8 maggio, prima cioè dell’inaugurazione al pubblico della 61esima edizione della Biennale Arte quando la città è letteralmente invasa dal popolo dell’arte: giornalisti, curatori, esperti, artisti e ospiti dei diversi padiglioni in arrivo da ogni angolo del mondo.
Il «dossier Russia» sollecitato dal ministero della Cultura a Palazzo Giustinian — stando a quanto trapela dalla Fondazione veneziana — è pronto e «in via di trasmissione» come appunto concordato con il dicastero: oggi a Roma dovrebbe arrivare il materiale. Pare che in via del Collegio Romano si scalpiti per avere in mano il malloppo tanto che ieri si sarebbe vociferata l’ipotesi di invio di ispettori a Venezia nel caso in cui il dossier non fosse arrivato a stretto giro. Ma la Fondazione non ha mai




