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Route 66, 100 anni da «Mother Road»: il mito della strada che attraversa America e cinema (e continua a raccontare di noi)

di Matteo Persivale

La rotta che da Chicago portava a Los Angeles nel più breve tempo possibile è stata inaugurata il 30 aprile 1926

«Sono un intenditore di strade. Ho passato la vita a assaggiare strade. Questa strada non finirà mai. Probabilmente gira tutt’intorno al mondo».
Non c’è modo più bello di festeggiare l’imminente centenario della Route 66 (nata ufficialmente il 30 aprile 1926), la strada che da Chicago portava a Los Angeles, estremo occidente americano: le parole di River Phoenix nell’ultima scena di Belli e Dannati (“My Own Private Idaho”) spiegano esattamente perché dopo cent’anni quel nastro d’asfalto – ormai rottamato in molte sue parti, sostituito da una parallela, moderna autostrada – continua a affascinarci, a interrogarci, e a raccontarci molte cose dell’America. Quella strada gira tutt’intorno al mondo e racconta tutti noi, americani e non.

Quando il GPS non aveva ancora ricoperto il pianeta di carta millimetrata, la Route 66 segnava la mappa dell’America: iniziava nel centro di Chicago, Illinois, e terminava a Santa Monica, vicino all’oceano pacifico, in California (attraverso Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California), e nel 1926 era una meraviglia del mondo: 2.448 miglia, 3.940 chilometri. Non era, anche

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