
di Alessandro Rigamonti
Gli industriali: «Non si possono penalizzare le imprese che avevano già fatto degli investimenti»
«Una beffa». Bastano poche parole al direttore generale di Confindustria Trento, Roberto Busato, per descrivere la scelta dell’ultimo Consiglio dei ministri di ridurre del 65% il credito d’imposta del piano Transizione 5.0. «Non si possono penalizzare le imprese che avevano già fatto degli investimenti ingenti nel 2025 — dice Busato —. Tutto questo potrebbe ledere il principio del legittimo affidamento». Anche Confindustria Alto Adige è in fibrillazione e fortemente preoccupata: «Chiediamo al governo di ripristinare le condizioni originarie per le imprese che hanno prenotato il credito d’imposta 5.0 al più presto e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi», afferma il presidente Alexander Rieper.
Credito d’imposta
Ma andiamo con ordine. Con il decreto fiscale approvato il 27 marzo scorso, Roma ha deciso che le imprese che avevano regolarmente presentato il proprio progetto d’investimento — le stesse che erano rimaste escluse dal piano Industria 5.0 — non riceveranno più il 100% del credito d’imposta, ma solo il 35%. Poiché questa percentuale si applica sul credito d’imposta maturato, che a sua volta era già una percentuale dell’investimento, le




