
Pubblicate sul Corriere della Sera le parole dell’ex designatore nell’interrogatorio: “Credo che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per cercare di migliorare il servizio offerto”
Nessuna pressione, ma indicazioni che “mi infastidivano”. Nell’interrogatorio dell’inchiesta sugli arbitri della Procura di Milano, Giancarlo Rocchi, ex designatore di Serie A, ha spiegato che “Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente voglio questo o quell’arbitro”. E tramite “Riccardo Pinzani istituzionalmente deputato a interloquire con i referenti arbitrali delle squadre quali Giorgio Schenone per l’Inter, certamente non pressioni, ma indicazioni che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare”. Lo rivela il Corriere della Sera, che pubblica le parole dell’interrogatorio a Rocchi, che alla domanda di chi fossero i “loro” di cui parlava nelle intercettazioni per lamentarsi delle pressioni per gli arbitri da designare all’Inter, risponde evocando “gli umori, i gradimenti o i mancati gradimenti delle singole squadre”, a suo dire ricavati dall’ascolto del mondo del calcio, dalla tifoseria alla stampa. Quando i pm Ascione e Ielo gli chiedono perché non abbia mai denunciato all’Aia e alla Figc quelle indicazioni”, Rocchi spiega: “si tratta di una prassi diffusa. Io ritengo peraltro che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per



