
di Edoardo Sassi
Dopo Venezia e Milano anche Roma ospita l’antologica dedicata all’artista newyorchese morto a soli 42 anni, con un’inedita sezione dedicata all’Italia
C’è una galleria di autoritratti, disposti in ordine cronologico, che in maniera anche struggente evoca lo spirito di un’intera epoca, quella di cui la New York anni 80 fu simbolo ed epicentro. Un’epoca nella quale glamour, bellezza, trasgressione e tragedia generazionale si intrecciarono. Robert Mapplethorpe, che con il suo obiettivo e i suoi bianchi e neri di quella stagione fu il grande cantore, l’angelo ribelle, vi si mostra in una parabola che va al di là dell’autobiografia e si fa prototipo di un tempo perduto: lui, bello, bellissimo, in giubbino di pelle e con sigaretta pendula tra le labbra, in una foto del 1980; e lui con il volto scavato dalla malattia mentre — poetico e autoironico fino all’ultimo — impugna un bastone che ha un teschio come pomo, pochi anni dopo: 1988.
L’artista morì di Aids nel 1989
Robert Michael Mapplethorpe, che era nato a New York, nel Queens, il 4 novembre 1946, morirà a soli 42 anni, per complicazioni dovute all’Aids, il 9 marzo 1989 all’ospedale di Boston. Ora una mostra, che in




