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Rischi immaginari, reali (e alibi) sull’intelligenza artificiale in Europa e in Italia

di Daniele Manca

Avremo un problema se il dibattito sui pericoli paventati da chi è leader e motore di questa tecnologia si tramuta, in un Paese come il nostro (già in ritardo su questi temi), in una sorta di scusa per «non fare»

Stiamo correndo un rischio reale sull’intelligenza artificiale. Che questo grande dibattito sui rischi paventati da chi di quella tecnologia è leader e motore possa tramutarsi, in un Paese come il nostro già in ritardo, in una sorta di alibi. Un alibi per rinviare la sua massiccia adozione. Senza nemmeno tentare di entrare in partita. È vero che i modelli generali sembrano ormai appannaggio dei grandi colossi americani e di quelli cinesi, ma è altrettanto vero che per quanto riguarda le applicazioni verticali per aziende e prodotti, abbiamo molto da dire. In Italia ma anche in Europa abbiamo già visto situazioni simili. Si pensi a un settore trainante come l’automotive. Nel 2016 lo scandalo del diesel fu un campanello di allarme per un comparto che ha contribuito enormemente alla crescita del continente. A distanza di dieci anni possiamo dirci che l’atteggiamento che portò prima a nascondere l’entità dell’avvenuto e poi a minimizzare il cambiamento è

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