di Diana Cavalcoli
Per molti è la fonte di reddito principale: si corre per 12 ore
Li chiamano «gli schiavi del pedale». Una definizione cruda che racconta un modello di lavoro tornato al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi, con i rider e le loro biciclette diventati simbolo del precariato nell’era dell’algoritmo. Ma chi sono e quanti sono i ciclofattorini in Italia?
Per rispondere a queste domande ci viene in soccorso l’ultimo report Inapp, che stima in circa 30 mila i rider attivi nel nostro Paese. Secondo la Procura di Milano, tuttavia, il numero reale sarebbe superiore: circa 40 mila. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori stranieri e migranti, impiegati dalle tre principali piattaforme di delivery presenti nel Paese: Glovo e Deliveroo — entrambe coinvolte nelle inchieste della Procura — e Just Eat.
A raccontare chi sono i rider è però l’indagine di Nidil Cgil in cui si legge che il 91,7% è uomo con un’età compresa tra i 21 e i 39 anni (63,4%). Tra gli stranieri prevale la nazionalità pakistana, che da sola rappresenta il 25,1% del totale, seguita da lavoratori provenienti da Afghanistan, Bangladesh, India e Iran. Un




